Il mercato dei preziosi sembra sostenere senza sforzi eccessivi il peso della crisi economica.
Lo dimostrano le analisi di bilancio sull’operato dei grandi marchi del settore, dalle quali emergono dati piuttosto confortanti.
Come si evince dai dati riportati su Il Sole 24 Ore, infatti, i risultati economici del colosso sudafricano De Beers sono indubbiamente positivi: incremento del 26% del fatturato di vendita (a 7,38 miliardi di dollari), ottenuto grazie alla crescita della domanda (ben l’11%) e al concomitante aumento del prezzo dei diamanti, con un volume produttivo inferiore del 5% rispetto al 2010.
Anche la DTC (Diamond Trading Company), il braccio commerciale di De Beers, nel corso del 2011 ha registrato una vendita superiore al 29% rispetto all’anno precedente.
Nonostante ciò la Borsa Diamanti d’Italia ha diffuso un bollettino relativo a prospettive incerte per il 2012. Si tratta perlopiù di un atteggiamento di prudenza e cautela dettato dal fatto che il primo “eccezionale” semestre del 2011 non è stato seguito da un altrettanto positivo secondo semestre (con risultati comunque discreti).
Tale atmosfera di incertezza ha portato De Beers alla scelta di non espandere la produzione di gemme ma dedicarsi all’attività di manutenzione delle miniere, così da essere pronta per l’accelerazione delle estrazioni di fronte all’incremento della domanda.
In linea generale si stima per la Maison un mercato positivo nel 2012, con una produzione stabile tra i 31 e i 32 milioni di carati, considerata soprattutto la richiesta costante da parte di Cina, India e Stati Uniti.
D’altra parte, De Beers ha il controllo di un terzo del mercato diamantifero, producendo e vendendo il 35% dei diamanti grezzi di tutto il mondo.