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Il carato: definizione, origini e peculiarità

caratiLe radici etimologiche del termine “carato” risalgono al XIII secolo e si rintracciano nel vocabolo arabo qīrāṭ (قيراط) “ventiquattresima parte”, derivante dal greco kerátion “siliqua del carrubo” e dal latino ceràtion.

Il carato è infatti un’antica unità di misura basata sull’uso tradizionale di semi di carrubo per pesare i metalli preziosi, pratica molto comune nei bazar del Medio Oriente e dell’Asia. L’utilizzo dei semi della pianta del carrubo come criterio per tale valutazione era legato all’antica convinzione che essi fossero particolarmente uniformi nelle dimensioni e nel peso.

caratiIl mito secondo cui i semi in questione avessero tutti un peso estremamente uguale è stato sfatato da uno studio. Constatando che il peso di tali semi varia, gli scienziati hanno supposto che il seme del carrubo sia stato preso come peso comparativo per il fatto che è relativamente facile individuarne la differenza delle dimensioni a occhio nudo. Sono state effettuate delle prove stimando le dimensioni di vari semi, confrontandoli con un seme campione e ottenendo come risultato un massimo errore di valutazione rientrante nel 5%. In realtà, però, prendendone una manciata casuale si può facilmente notare come la variazione di peso nei singoli semi arrivi fino al 25%.

Per ovviare a queste imprecisioni e al diverso valore attribuitogli nei vari Paesi, all’inizio del XX secolo il peso del carato è stato reso standard e definito come 1/5 di grammo. Il carato è quindi pari a 0,2 grammi, cioè 200 milligrammi, e corrisponde inoltre anche a 100 punti. Quindi una pietra da 0,25 carati è una pietra da 25 punti o 1/4 di carato.

Il simbolo utilizzato per indicarlo è ct, kt o semplicemente k (es. 24 ct, 24 kt, o soltanto 24 k).

Considerato una delle cosiddette 4C (in inglese: carat, color, clarity, cut), il carato rappresenta il peso di un diamante ed è quindi fondamentale per determinarne il costo. Di norma, le pietre più pesanti sono le più costose. Questa considerazione è legata alla rarità delle pietre: quelle  più grandi sono di solito più rare di quelle piccole e più difficili da rinvenire. Un rubino di 3 carati, dunque, vale molto più della somma di tre rubini da un carato. L’unico caso in cui il peso combinato di gemme più piccole può avere valore superiore a quello di una gemma singola di pari caratura è quando il costo della lavorazione per tagliare tutte le piccole gemme diventa dispendioso.

caratiMa il termine “carato” non porta con sé soltanto l’accezione di “unità di misura” bensì anche quella di “misura di purezza”. Esso è infatti utilizzato nella valutazione dell’oro per stimare le leghe in base alla quantità d’oro in esse contenuta. Viene espresso in ventiquattresimi secondo lo standard proporzionale universalmente riconosciuto ed indica la percentuale di oro presente in un dato materiale. Se un lingotto è d’oro a 12 carati significa che i 12/24 sono dati da oro puro, quindi la metà del lingotto è in oro. Un lingotto a 24 carati è oro puro al 100%.

Carat come unità di misurazione del peso dei diamanti (mass) e carat come indicatore della purezza delle leghe auree (purity).

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