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| Il corallo |
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Con la sua bellezza paradisiaca e senza eguali, la barriera corallina non smette mai di alimentare le fantasie dei viaggiatori più impavidi e degli animi poetici alla ricerca di un universo ancora incontaminato.
Per quanto ci riguarda, la barriera corallina desta interesse non solo per la presenza della biodiversità tanto cara ai biologi marini, ma anche per i gioielli che riesce a regalarci e che da sempre concedono ad ogni signora una grazia indiscussa.
Come spesso accade nella vita, i soggetti che emanano un fascino maggiore nascondono alle spalle delle origini poco benevole, questa almeno è la visione di Ovidio, che nelle sue Metamorfosi lega le origini del corallo alla terribile Medusa, una Gorgone in grado di pietrificare qualsiasi creatura con lo sguardo. Secondo la mitologia, l’eroe Perseo, figlio di Zeus, fu l’unico capace di uccidere Medusa tagliandole la testa e il sangue che ne sgorgò, mischiandosi alla schiuma del mare, ricoprì le alghe e diede vita al corallo. Al di là della veridicità del mito, l’aspetto rilevante sta nel fatto che riesce a darci una misura di quanto tempo sia passato dalla scoperta del corallo, che viene pescato da circa 25000 anni.
Gli Egizi, i Fenici e gli Etruschi apprezzarono subito la sua bellezza, data dalle vivaci tinte che dal rosso cupo passano al delicato rosa, fino ad arrivare al bianco. Frammenti di corallo sono infatti stati rinvenuti in tombe neolitiche ed anche in scavi eseguiti nel Granducato di Baden e risalenti all’età del ferro.
Il corallo non è un composto minerale, bensì un frutto del mare creato dall’attività secretiva di piccoli animali che popolano i bassifondi di mari caldi e temperati; si tratta dei celenterati appartenenti alla classe degli antozoi. Essi vivono in colonie in acque limpide, areate e con elevata salinità e producono, grazie alla loro attività, le formazioni coralline: masse calcaree accumulate dai coralli che si trovano nei mari tropicali in forma di atolli, scogliere o barriere.
Secondo alcuni, il termine corallo deriverebbe dal greco koraillon, che vuol dire "scheletro duro", mentre secondo altri da kura-halos, che sempre in greco vuol dire "forma umana".
I rami del corallo sono formati da animali marini detti polipi (da non confondere con i commestibili polpi) che secernono del carbonato di calcio con cui formano uno scheletro, lo sclerasse, in cui sono inseriti gli animaletti collegati fra di loro. Il corallo si riproduce sia per via sessuata che per via asessuata e si nutre di plancton e di sostanze organiche catturate grazie agli otto tentacoli che possiedono i polipi.