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L'avorio

avorioL’avorio appartiene alla categoria delle gemme organogene, così dette perché derivanti dal mondo animale o vegetale, ed è costituito in massima parte da dentina.

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Con il suo colore bianco crema e la sua lucentezza cerea sedusse anche gli Egizi, i Fenici e gli Etruschi incantati dal suo colore delicato, dalla durezza e dall’elasticità della sua materia.

Il tipo di avorio più pregiato è quello elefantino che purtroppo ha portato nel corso degli anni alla soppressione di tantissimi elefanti, motivo per cui oggi il loro abbattimento è vietato, ad eccezione di rarissimi casi, con conseguente diminuzione dell’offerta sul mercato. L’avorio elefantino non ha pari per bellezza ed elasticità, ma si è cercato di eguagliarlo con l’avorio dei mammut vissuti in Russia ed Alaska quarantamila anni fa. Quest’ultimo tipo è oggi molto usato, ma dopo tanti anni di fossilizzazione ha sviluppato una sostanza, la vivianite, che se sottoposta a raggi U.V. diventa rossa, alterandone il colore. Molto usato è anche l’avorio proveniente dalle zanne dell’ippopotamo, del tricheco e di alcuni cetacei, come il capodoglio ed il narvalo, ma nel corso degli anni si è cercato di ricorrere anche a sostanze prodotte artificialmente, come: l’avoriolina, l’ivorina, la plastica, la porcellana, il vetro e l’avorio vegetale, con risultati non equiparabili all’avorio originale.

Gran parte del materiale grezzo proviene dall’Africa, soprattutto dalla Repubblica del Congo, dove viene lavorato da artigiani indigeni che scolpiscono le zanne raffigurando scene e personaggi del luogo. Nel corso dei secoli, maestri del taglio dell’avorio furono soprattutto gli Egizi – che crearono oggetti e monili ritrovati nelle tombe faraoniche – i Greci – che raggiunsero la perfezione con Fidia, lo scultore ateniese del IV secolo a. C. che scolpì in avorio e oro le statue di Zeus Olimpo ed Athena Parthenos, oggi perdute – e i Romani – che usavano coppe d’avorio incise per i banchetti. Famosi sono anche i dittici e i trittici di età bizantina raffiguranti scene e personaggi del tempo.

Nel Medioevo invece la lavorazione dell’avorio subisce un rallentamento, per riprendere poi con ritrovato vigore durante il Rinascimento. Attualmente il materiale lavorato proviene soprattutto dall’Oriente, in particolare dalla Cina, dal Giappone e dall’India. In Italia, invece, viene lavorato soprattutto a Genova, dove vengono prodotti scrigni, statuette, bassorilievi ed oggetti sacri.

avorioPer quanto riguarda le più importanti opere d’arte in avorio, la “Venere di Brassempouy” è sicuramente l’esempio più lampante di come gli antichi lavorassero questa gemma organogena. Risalente a 25.000 anni fa e costituita da avorio di mammut, rappresenta la più antica raffigurazione realistica di un volto umano, oggi conservata presso il Musée d'Archéologie Nationale di Saint-Germain-en-Laye, vicino Parigi, non in mostra permanente per evitare il danneggiamento dell’avorio, molto sensibile ai fattori esterni.

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